PANI DELLA TRADIZIONE

 SALEMITANA

 

Salemi, la Città dei Pani, in certi periodi dell’anno, il pane è modellato nelle forme più diverse, assumendo un significato quasi sacrale.

 Il 17 gennaio Sant’Antonio Abate, il 3 febbraio San Biagio, il 19 marzo o durante l’intera primavera San Giuseppe, la terza domenica di aprile o qualunque venerdì San Francesco di Paola, il 13 giugno Sant’Antonio da Padova, la fine della trebbiatura, il 10 settembre San Nicolò da Tolentino,  il 17 ottobre Sant’Elisabetta , il 2 novembre la commemorazione dei defunti, Natale, vengono confezionati particolari forme di pane quasi sempre come ex voto e comunque con l’intento di fare la carità ai poveri.

 La sacralità del pane, peraltro, è una tradizione molto antica in tutto il bacino del mediterraneo, Omero, per distinguere i Greci civili, dai popoli cosiddetti barbari, chiamava i suoi connazionali “uomini che mangiano pane”. In Sicilia, già le donne siciliote di Siracusa offrivano il pane a Demetra, dea delle messi, successivamente l’offerta del pane ha acquistato valore anche nella religione cristiana. 

 

  1 -  Sant’Antonu

  Il diciassette gennaio, e tradizione riunire gli animali domestici, specialmente cavalli, muli ed asini, nello spazio antistante la chiesa di Sant’Antonio Abate, dopo il terremoto del 68 nella piazza antistante la chiesa di San Francesco di Paola

 Alla fine della Santa Messa, il prete,  impartisce agli animali  la benedizione insieme alla “pruvenna”, un misto di avena fave ed orzo alla quale viene aggiunta una manciata di piccolissime ciambelle di pane azzimo dette “Cuddureddi di Sant’Antonu”. 

 2 - San ‘mBrasi

 Il tre febbraio, le strette viuzze del quartiere Rabato, si popolano di fedeli provenienti da tutti i quartieri  della città ed anche dai paesi  limitrofi, per recarsi presso la chiesa di San Biagio ad assistere  alle funzioni e alla benedizione della gola.

 A dette persone, insieme ad un santino raffigurante San Biagio, vengono offerti dei piccolissimi pani, “i Cuddureddi” e  “i Cavadduzzi”       

Cuddureddi: piccolissime ciambelle di pane azzimo che rappresentano la gola, alle quali si attribuiscono virtù terapeutiche.

 Cavadduzzi: un’invasione di cavallette stava sterminando le messi nelle campagne di Salemi, i Salemitani si sono rivolti a San Biagio, il quale ha fatto la grazia di scacciare gli animali. Così dal 1542, si rinnova la tradizione dei Cavadduzzi, piccolissime sculture di pane azzimo.

 Per la realizzazione del “Pani di San ‘mBrasi”, oltre ad un’accurata scelta della farina, è essenziale la fase dell’impastatura in quanto la pasta deve essere molto dura e priva di bollicine d’aria per questo viene impastata tramite un attrezzo costituito da una tavola levigata e da una stanga fulcrata alla stessa tavola detta “Sbria”.

 Alla realizzazione dei pani partecipano tutti gli abitanti del quartiere ognuno con un compito specifico.

 Gli uomini, oltre a trovare la farina che  deve essere di ottima qualità, aiutano le donne nella fase dell’impastatura manovrando la sbria in quanto questo lavoro richiede una certa forza di braccia.

L’impasto rimane a riposare dentro appositi contenitori un’intera notte e l’indomani mattina le donne riunite al primo piano della sacrestia si dividono i compiti secondo la loro esperienza.

 Alcune “scanano” lavorano  la pasta, fanno “I Cuddureddi” con l’ausilio di un temperino e di un attrezzo in lamierino a mo di pinza con le estremità dentate detto mucaciu/a, altre scolpiscono “I Cavadduzzi” usando sempre gli strumenti di prima e molta maestria.

Anche i ragazzi si rendono utili raccogliendo i pani con dei cesti e portandoli nel locale dove gli uomini anziani li sistemano dentro le teglie, successivamente sempre gli stessi ragazzi li portano nell’attico dove un abile fornaio dopo avere portato il forno alla giusta caloria li inforna per pochi minuti.

La fantasia popolare, negli ultimi anni, ha creato altri pani: la mano ed il bastone del San Biagio, la papera e piccolissimi nonché preziosi canestrini con frutta e fiori che potrebbero sicuramente sostituire un gioiello.         

 Oltre alla funzione religiosa, fino a pochi anni fa si partecipava da protagonisti o da spettatori a giochi popolari come: a ‘ntinna  – u jocu di l’oca  – a cursa di li ‘nsaccati.

 

 3 - San Giuseppi

     A Salemi, grande in tutti i tempi è stata e continua ad essere, la devozione a San Giuseppe, protettore della famiglia.

  Il 19 marzo o durante tutta la primavera sono allestiti degli altari detti “Ceni di San Giuseppi”, il cui nome ricorda indubbiamente le cene del vangelo.

 Detti altari da sempre sono allestiti da persone che per intercessione del Santo hanno ricevuto o sperano di ricevere una  grazia.

 Fino a pochi anni fa chi ‘nmitava a San Giuseppi, girava per le vie del paese (anche a piedi scalzi) chiedendo l’elemosina per poter realizzare il proprio voto.

 La realizzazione delle Cene è molto complessa, ed i preparativi si protraggono per più di 15 giorni e si dividono in fasi: la preparazione del pane la preparazione dell’altare , la preparazione delle pietanze ed il banchetto vero e proprio.

  Alla preparazione e alla lavorazione del pane attendono le donne della famiglia, aiutate dal vicinato, specie quando se ne deve fare una grossa quantità.

Gli strumenti adoperati per la modellazione figurativa sono quelli usuali e quotidiani: temperini per incidere, pettini con i dentini fitti per tracciare i disegni, forbici ed aghi per rifinire i particolari, ditali per imprimere cerchietti ed altri motivi figurativi ed infine “U Mucaciu ”, un attrezzo di lamiera con piccoli denti usato specialmente per la preparazione dei pani di S. Biagio.

 La caratteristica che distingue “U Pani di San Giuseppi” di Salemi sta nell’essere un’allegoria del creato, infatti tra gli esseri del creato spiccano animali che assumono una chiara interpretazione simbolica, ma che non sempre assumono un rituale cristiano in quanto l’elemento pagano sembra essere dominante.

  La  Colomba,   è il simbolo della pace, l’Aquila,   sinonimo di forza e giustizia, il Cavallo rappresenta l’intelligenza, il Cane, la fedeltà,  La  Farfalla e gli Uccelli, l’elevazione spirituale, fra gli animali figura anche il Pavone, che sta a rappresentare la bellezza del creato con la resurrezione di Cristo.

  Ad integrare questa simbologia troviamo anche il Sole,  la Luna  e le Stelle foto che oltre ad essere elementi facenti parte del creato, si prestano ad una interpretazione che sa di profano, infatti in essi possiamo intravedere vecchi motivi allegorici pagani che tentavano di identificare la figura di Dio al sole e quella della vergine alla luna.

 Seguendo lo stesso criterio di esposizione del pane, bisogna ricordare altre forme caratteristiche, come ad esempio per simboleggiare l’abbondanza, vengono realizzati dei Panierini  traboccanti di frutta lavorati con grande maestria, Grappoli d’Uva, Ciliegie, Nespole, Sorbe, Pere e Mele, che stanno a significare il ringraziamento per l’abbondanza del raccolto e la generosità della Divina Provvidenza.  Poi si passa alla vera e propria simbologia religiosa.

 Questi simboli sono vari e molteplici e vanno dagli elementi che rappresentano la passione di Cristo, ai semplici simboli che rappresentano San Giuseppe e la Madonna.

 I simboli della passione sono: le Scale, le Croci, i Chiodi e il Martello collocati lungo l’impalcatura della Cena, oltre a questi elementi bisogna aggiungere la Stella Cometa, simboleggia la natività di Gesù.

 Ciò che rappresenta la figura di San Giuseppe, sono gli attrezzi inerenti la sua attività di falegname, come il Martello, la Sega, la Tenaglia e i Chiodi.

  Invece quello che contrassegna la Madonna sono le forbici, l’Ago ed il Filo sinonimo di operosità ed una grossa “M” che posta sul frontale della Cena viene detto Nome di Maria.

 Dopo avere realizzato i piccoli pani detti” Cuddureddi”, si passa alla realizzazione dei pani grossi, che verranno  collocati al centro dell’altare e corrispondono al numero dei commensali invitati i “Virgineddi”..

  Il pane che si lavora per primo è “u Cucciddatu” destinato a chi impersona Gesù; ha la forma di una Stella ed anche di un Fiore, sulle sue superfici vengono applicati a mo di bassorilievo una “ G “ insieme a Fiori, Frutta, a Cammisedda (la Camicina di Gesù), la Corona di spine, a Cuffitedda (cestino contenente gli arnesi per issare la croce ).

 Si procede poi alla lavorazione della Parma da offrire a chi impersona la Madonna; il motivo decorativo di tale pane è quello dei datteri, poiché questi costituiscono il cibo di Maria durante la fuga in Egitto, la Frutta, i Fiori, e a Scocca (un nastro annodato a forma di fiocco) che rappresenta la verginità della Madonna.

  Il terzo pane è “U Vastuni” destinato a chi impersona S. Giuseppe;

  è tutto adornato di Fiori di Giglio e vi figura la sigla “ S G “ e un grosso Giglio, la Sega, l’Ascia, e il Martello, seguiti da Frutta ed Uccelli.

 Tutto il pane ha un colore dorato caratteristico, ed una lucentezza dovuta all’uovo battuto con gocce di limone, spalmate su di esso prima della cottura.

 Dopo la preparazione del pane, si passa alla preparazione della dell’altare, o per meglio dire di tutta l’impalcatura di legno che sta al di sopra e d attorno l’altare.

 Per far ciò intervengono gli uomini di casa, perché l’impalcatura deve essere fatta con diversi travi, assi di legno ed eventuali archi il tutto ricoperto di Mirto e Alloro. Tale struttura deve assomigliare comunque a quella di un tempio, con colonne portanti, architravi e fregio frontale; quindi il lavoro degli uomini si fonde con quello delle donne.

 Sullo strato verde di Murtidda (Mirto) e Addavuru (Alloro) vengono attaccati con del cotone i Cuddureddi      insieme alle arance e i limoni e tutti quei pezzi che a seconda del loro significato andranno collocati in un posto specifico.

Poi si passa alla costruzione dell’altare il quale è formato da tre o cinque gradini che ricoperti di lenzuola bianche di lino. Al centro in alto viene sistemato il quadro con l’immagine della Sacre Famiglia. Questo determina la posa dei i pani, infatti se San Giuseppe è nella parte sinistra dell’immagine,  tutti i pani che lo riguardano ( Vastuni, G di Giuseppe e gli attrezzi del  falegname) verranno collocati sul lato sinistro dell’altare, viceversa quelli riguardanti la Madonna  (Parma, e utensili della massaia) andranno collocati sul lato destro tranne il nome di Maria che in tutti i casi va al centro. Fanno anche parte dell’altare la Spera,  il Calice e due angeli in ginocchio, lo stesso viene adornato con candelabri fiori , lumini etc.

 Ai lati viene costruita la Menza che verrà addobbata con tovaglie bianche su cui verranno collocate bottiglie di vino, boccali d’acqua, posate, tovaglioli, cespi di lattuga, mazzi di finocchi e fette d’anguria. (questi ultimi, essendo un frutto tipicamente estivo, sono realizzati in gesso o cartone dipinto.

A terra, verranno collocati degli acquari con pesciolini rossi, mazzi di fiori, un braciere d’incenso e i Piatticeddi  (piccoli piatti ricolmi di filamenti di frumento fatti germogliare al buio)., inoltre viene posto al centro un agnello di gesso che rappresenta Gesù Cristo ed ancora un’anfora con l’asciugamano in ricordo della lavanda dei piedi.

 Ultimati i lavori per la preparazione della Cena, si passa alla preparazione delle pietanze, che possono arrivare fino a 101; tutti rigorosamente preparati con prodotti che la terra offre in quel periodo e comunque la carne viene messa al bando trovandosi in tempo di quaresima.

 Il Giorno della festa , il padrone di casa, alzandosi di buon mattino mette al balcone o all’inizio della strada, un ramo di alloro pieno di pani, mentre le donne danno gli ultimi ritocchi.

 A mezzo giorno, dopo che i Santuzzi (i tre invitati) hanno preso posto a tavola, il prete benedice la Cena, i padroni di casa ed il pubblico accorso ai richiami del rullo del tamburo.

 Dopo che il padrone di casa ha lavato le mani ai commensali, serve la  prima pietanza e cioè l’arancia che viene sbucciata da chi impersona Gesù Bambino, quindi seguono le altre pietanze accompagnate dal rullo del tamburo, spari di mortaretti o di fucile e dal rituale grido Viva Gesù Maria e Giuseppi, l’ultima pietanza ad essere servita è A Pasta ca Muddica  (Spaghetti conditi con mollica , molto zucchero, prezzemolo e olio).

 Un tempo, durante la cerimonia arrivavano l’Orvi (persone cieche che si guadagnavano da vivere suonando e cantando nelle feste religiose o da ballo) che in cambio di una pietanza e un buon bicchiere di vino recitavano Li Parti di San Giuseppi  e cantavano A Litania di San Giuseppi. in latino sicilianizzato  (arrangiata dal Maestro Antonino Sciacca).

 

 

 

4 - PASQUA

     A Salemi come in tutta l’isola a Pasqua si realizzano dei pani dolci ricoperti di glassa con le uova detti cannatuna              

 

5 -  u Santu Patri

 Di venerdì, tra le strette vie del quartiere “ du Santu Patri” San Francesco di Paola, è possibile ancora incontrare una piccola processione formata da tredici ragazzi.

 

Il primo, impersona San Francesco di Paola e si appoggia ad un bastone infiorato alla cima, mentre al braccio come tutti gli altri porta una ciambella di pane lavorato.

 Insieme alla famiglia che ha offerto il voto e gli invitati intonano un canto popolare “Santu Patri Santu Patri”.

 Arrivati al Santuario, dopo aver assistito alla messa, fanno ritorno alla casa dei devoti, dove verranno rifocillati “ inchiri i panzuddi” seguendo il rituale delle Cene di San Giuseppe tranne per gli spaghetti che verranno conditi con fave lesse. (Maccu)

 La terza domenica di aprile occasionalmente si fa una processione per le vie del quartiere o in occasione di siccità o molte piogge, comunque eventi che possono pregiudicare il lavoro ed i raccolti nei campi, si porta in processione il simulacro del Santo fino alla chiesa di Santa Maria degli Angeli “i Rifurmati” dove c’è un veneratissimo Crocefisso. Dopo quindici giorni il simulacro di San Francesco di Paola fa ritorno alla sua chiesa.

 Gli anziani, raccontano che, un tizio, in occasione di uno di questi pellegrinaggi, abbia esclamato: “sciu u mastru di l’acqua” è uscito il fontaniere! Dopo poco tempo si è messo a piovere e la notte il malcapitato sia stato bastonato dal Santo.

 Occasionalmente, il comitato dei Festeggiamenti con la partecipazione di tutto il quartiere allestisce “ A Cena du Santu Patri” simile a quella di San Giuseppe eccetto i pani principali che sono tredici come il numero dei commensali “ I Tridici Virgini”. 

 6 -  Sant’Antuninu

 Il 13 giugno, tutti i fedeli che si recano in chiesa ad assistere alla funzione in onore di Sant’Antuninu ricevono in dono dei piccoli pani rotondi con su una croce incisa.

 

Non si conoscono le origini di questa tradizione per anni dimenticata e ripresa da circa un ventennio. Occasionalmente, il simulacro del Santo viene  portato in processione.

 Sant’Antuninu viene  invocato per ritrovare cose perse o per fare addormentare i bambini.

 

  7 - Peri di Voi

  Alla fine della trebbiatura “a Cacciata”, i contadini salemitani, ringraziavano gli animali che nel corso dell’anno li avevano aiutati nel duro lavoro dei campi.

 Con la prima farina del nuovo raccolto, realizzavano un  pane a forma di ferro di cavallo dove si intravede il giovo ed i piedi, detto Peri di Voi.

 8 - SAN NICOLO' DA TOLENTINO

 Il suo culto è stato introdotto dagli Agostiniani, infatti egli è il primo beato dell’ordine, proclamato santo da Eugenio IV il 05/02/1446.

 Da un registro di contabilità dell’ordine, custodito presso l’archivio di stato di Trapani, si legge la cifra che  nell’anno 1779 gli Agostiniani di Salemi avevano speso per la preparazione dei “Panelli di San Nicolò da Tolentino”.

 Infatti il 9 e 10 settembre questi  piccoli pani a forma  rotonda, con sopra  una croce incisa,  venivano dati  ai fedeli i quali li conservavano  per proteggersi dalle epidemie e  dagli incendi.

 

 

 

9 - Pani di Morti o Manuzzi

  Fino al sisma del 1968, il 2 di novembre i salemitani si recavano al cimitero con delle forme di pane a mo di due braccia incrociate dette pani di morti o manuzzi.

 Venivano offerte in suffragio dei propri cari ai poveri che affollavano la piazza antistante al cimitero.

 La credenza dice che: chi fa la carità ai poveri offrendogli il pane (primo elemento per poter vivere), i loro defunti passeggiano in cielo allegramente, altrimenti sono tristi. 

 10 - San Martinu

 San Martino in Sicilia è molto popolare ma un poco in forma negativa in quanto ritenuto il protettore degli ubriaconi, infatti si dice " CU SI LEVA DI VINU VUCIA SAN MARTINU". a Catania, danno una versione differente sull'offerta della mettà del suo manto al povero, in quanto asseriscono i catanesi che il diavolo sotto forma di povero lo ha tentato e lui ubriaco si è fatto fregare. inoltre a Misterbianco è il protettore dei cornuti però PACINZIUSI che debbono portare pazienza. inoltre in tutta l'isola si fanno diversi tipi di dolci, a Salemi i MUSTAZZOLA un misto di farina, mandorle e vino cotto. 

  11 - Santa Elisabetta d'Ungheria

 Si racconta che Santa Elisabetta (regina d’Ungheria) lasciasse spesso la regia per andare a fare la carità hai poveri. 

 Il Re, non era d’accordo in quanto era un disonore per la regina incontrarsi con i poveri, per cui le vietò di rifare tale gesto.

algrado il disappunto del marito, la Santa continuava nella sua opera di carità, ma un giorno ls suocera la sorprese  per le scale con il grembiule “A favura” colmo di pane, e alla domanda cosa avesse nel grembiule ella rispose fiori, infatti aprì il grembiule e per miracolo apparve un bel mazzo di fiori, da qui la tradizione di realizzare delle forme di pane a forma di fiori che il giorno 17 novembre venivano  portati alla chiesa madre per la benedizione, e offerti ai poveri.

 Oggi l’immagine di Santa Elisabetta è custodita presso il convento dei frati Cappuccini.

 

 12 - CARCOCCIULU

forma di pane che realizzavano le famiglie povere che per le feste non erano nelle condizioni economiche di realizzare i dolci in quanto più onerosi. con l'impasto del pane realizzavano dette forme che nella parte posteriore sono concave, se gli andava bene li riempivano di ricotta 

 

13 - CANNALICCHI

Sono pasta frolla e fichi secchi tritati ricoperti di una glassa bianca.

 

 

 

       SALEMI BREAD CYCLE

 

In Salemi, during certain periods of the year, bread is produced in several different shapes, getting close to assume sacral meaning.

Saint Antony Abate on January 17th, Saint Blaise on February 3rd, Saint Joseph on March 19th or all spring long, Easter, Saint Francis from Paola on the third Sunday of each month as well as on each Friday of the week, Saint Antony from Padua on June 13th, the threshing closing, Saint Nicklaus from Tolentino on September 10th and 11th, the commemoration of the deceased on November 2nd, Saint Elizabeth on November 17th, Christmas. All of these are important occasions during which differently shaped bread is often wrapped as a devotion sign to God and always as charity to the poor ones.

 

Bread holiness is a very ancient tradition in the entire Mediterranean basin. In fact, Homer used to call his compatriots “bread-eating men” to distinguish civilized Greeks from the barbaric people. In Sicily, women from Syracuse used to offer bread to Demeter, goddess of the harvest. Later, bread offerings acquired value also in the Christian religion.

 

 1- Saint Antony Abate’s

Before the earthquake 1968, on January 17th it was tradition to gather the pets, especially horses, mules and donkeys, at the back of Saint Antony Abate’s church. After the earthquake, the new church where to gather the pets was Saint Francis from Paola’s.

 

At the end of the Holy Mass, the priest would bless the animals giving them also the so called “pruvenna”, a mixture of oat, broad beans and barley plus a handful of tiny ring-shaped unleavened bread called “Cuddureddi di Sant’Antoninu”.

 

2- Saint Blaise

On February 3rd, the narrow streets of the Arabian quarter, called Rabato, fill up with devoted people coming from all over the city as well as from neighbouring towns. Everyone intends to get to Saint Blaise’s church to assist to the functions and to the blessing of the throat.

 

These people are given a holy card representing Saint Blaise along with tiny shaped loaves, called “Cuddureddi” and “Cavadduzzi”.

 Cuddureddi: tiny ring-shaped unleavened bread representing the throat. They are considered to have therapeutic properties.

Cavadduzzi: according to the tradition, in 1542 an invasion of locusts was exterminating Salemi’s harvests. The people turned to Saint Blaise, who graced them by driving away the locusts. Thus, since 1542 tradition is honoured by making very small sculptures out of unleavened bread.

For the production of said bread, both the flour choice and the kneading phase are essential because the dough has to be hard enough and air-free on the inside. For such reason, it is kneaded by a tool made with a polished board attached to a shaft called “Sbria”.

When making the bread, the whole neighbourhood is called to help and each one is assigned with a specific role.

 Men have to find the right flour as well as help the women in the kneading phase by handling the Sbria, considering how much strength this work requires.

 The dough is left to rest for an entire night is special containers. The morning after, women gathered on the first floor of the sacristy decide the assignments for each one of them according to each one’s experience.

Some of them “scanano”, which means they work the dough and make Cuddureddi using a small pocketknife and a tool made out of a metal sheet resembling pliers, having the extremities carved into small teeth. It is called “mucaciu” or “mucacia”. Other women, thanks to their mastery, carve the Cavadduzzi out of bread using the same tools. Kids also make themselves useful by collecting all the bread into baskets and bringing them to the elderlies, who have to lay them on trays first and then bake them in the oven for a few minutes. The oven must be heated up to the right temperature before the baking phase.

Recently, more shapes were added to the set thanks to the imagination of those who work on this activity: Saint Blaise’s hand and walking stick, the duck and the tiny and precious baskets containing fruits and flowers, whose beauty could easily replace a jewel.

The religious function has not always been the only event to take part into. In fact, up to a few years ago, it was possible to take part in a few folklore games.

 

3- Saint Giuseppe’s Supper

In Salemi, the devotion to Saint Joseph, protector of the family, has always been remarkable and it still is today. On March 19th or during the entirety of Spring several different altars are set up. These altars are called “Ceni di San Giuseppi”, whose name surely recalls the suppers in the Gospel. Said altars have always been set up by people who during the intervention of the Saint received the grace. In fact, until a few years ago those who used to invite to join the festival (“nmitare a San Giuseppe”) wondered for the streets of the town, sometimes bare-footed, asking for handouts in order to realize his or her own vow.

The realization of the Suppers is very complex and the preparation carried on for longer than a fortnight. It is divided in phases: the preparation of the bread, the preparation of the altar, the preparation of the courses and the preparation of the actual banquet.

For the preparation and the production of the bread, women are helped by the neighbourhood. The tools required in the figurative modelling were seen in the previous description: small pocketknives, tight combs to draw, scissors and needles to add details, thimbles to impress small circles as well as more figures and the so-called “Mucaciu”, a tool made out of a metal sheet resembling pliers, having the extremities carved into small teeth. It is often used in the bread preparation during the festivity of Saint Blaise.

The main characteristic of Saint Joseph bread is that of being an allegory of all creation. Indeed, amongst the beings of creation animals take on a representative symbolic role, despite not always being associated with a religious meaning. In fact, the pagan element seems to be dominant. The Dove is the symbol for peace, the Eagle stands for strength and justice, the Horse represents intellect, the Dog symbolizes loyalty, the Butterfly and generally the Birds stand for the spiritual elevation. Amongst the representations from the animal realm also the Peacock is there to symbolize the beauty of creation and Christ resurrection. To complete such symbolism, it is possible to find also the Sun, the Moon and the Stars. They are part of creation as well as profane symbols. In fact, they stand for old allegoric pagan figures which tried to associate God with the Sun and the Virgin with the Moon.

More bread characteristic figures can be mentioned in the attempt of explaining the association between their shape and their meaning. To symbolize abundancy, for example, small stuffed-full fruit baskets are accurately manufactured. To symbolize gratitude towards abundant harvests and Providence Grapes, Cherries, Loquats, Sorbs, Pears and Apples are manufactured. The religious symbolism is strictly represented by Ladders, Crosses, Nails and the Hammer (these are the symbols for the Passion). Furthermore, the Guiding Star is another important element, standing for the birth of the Christ.

Saint Joseph is represented by the tools he used in his profession, carpentry: Hammer, Saw, Pincers and Nails. The Virgin Mary is represented by: Scissors, Needle, Yarn, Distaff and Spindle. These elements stand for Mary’s hard work. Also, a big “M” is hung in front of the exhibition and it is referred to as Mary’s Name.

After manufacturing the small bread elements (Cuddureddi), the big ones are made and centred on the altar. They count for as many guests were invited to the Supper. Said guests are called “Virgineddi”, being three poor people representing the holy family.

 

The first bread element to be manufactured is called “Cucciddatu”, to be offered to who impersonates Jesus Christ. It has the shape of either a star or a flower, and it has several different characterizing elements carved onto its surface. Said elements are the letters GB, the fishes, the so called Cammisedda (Jesus’s shirt), the strips and the tools to lift the cross.

Later, it comes the “Parma”, the bread to be offered to who impersonates the Virgin Mary. It is manufactured to resemble dates because they were the only means of Mary’s nourishment during her escape to Egypt. Moreover, on top of a bed of brushwood and flowers additional elements are placed: the rose, the tools used by the woman at home, the big “M” and the dates.

At last, the “Vastuni” (the walking stick) addressed to who impersonates Joseph is manufactured; a big lily, the letters SG, the Saw, the Axe and the Hammer.

 Before the baking phase, the surface of the bread is typically brushed with a mixture of beaten egg with a few drops of lemon juice, which gives it a shiny golden look.

After the preparation, both the altar and the wooden structure which contains it are set up. Said structure, made of many boards and planks covered in myrtle and bay tree leaves, has not a predefined design. In fact, the manufacturer sets it up according to his own inspiration. However, the structure need to comply with the dimension of the room where it is set up and it has to resemble to a temple-like structure; for example, it needs to have pillars, architraves and a frieze. Hence, the man and woman work here blends.

On the myrtle (Murtidda) and bay tree (Addavuru) leaves cover, oranges and lemons are hung together with the bread in all its various shapes; according to the meaning each shape has, a different position is decided.

 

The altar is constructed later. It is characterized by three to five stairs covered with white linoleum linen. The big shaped loaves are placed on said stairs according to the reference image picturing the Holy Family, which is placed on the altar, up high in the middle, along with the Spera (i.e. the Ostensory), the Chalice and two knelt angels.

After the altar is finished, it’s time to prepare all the different meals, which can get even to 101. Each course is rigorously prepared with what mother Earth provides in that period of the year. However, meat is forbidden since Saint Joseph occurs during Lent.

The day of the feast, at noon, after the three guests (called Santuzzi) took a seat at the dining table, the priest blesses the Supper while the tenants and the spectators rush to the rolling drums. After the tenant washes the hands of the commensals, he serves the first course. This usually is an orange, peeled by the guest impersonating Jesus Christ. Afterwards, meals are served one by one accompanied by rolling drums, firecrackers or gunshot and the ritual chant “Viva Gesù, Maria e Giuseppi”. The last course to be served is spaghetti with the soft inside of bread, lots of sugar, parsley and oil (it is called Pasta ca Muddica).

In the past, the so called Orvi (blind folks singing and playing at festivals for something to eat) came during the ceremony looking for a trade in meals and drinks. In exchange, they played “Li parti di San Giuseppi” and sang “A Litania di San Giuseppi”, arranged by Maestro Antonino Sciacca.

 

4- In Easter, in Salemi and in Sicily as well, it is tradition to produce sweet bread covered in icing with eggs on it. It is called Cannatune.

 

 5 - SAN FRANCESCO DI PAOLA

On Friday, in the narrow streets of the quarter called “Santu Patri”, it is still possible to encounter a small procession made up of 13 kids.

The first of them impersonates Saint Francis from Paola; he leans on his walking stick with flowers on its top extremity. He has an accurately manufactured loaf on his arm. He starts to sing a folk chant (the hymn is “Santu Patri Santu Patri”) together with his family, who made the vow, and the guests.

At the Sanctuary, after joining for the Mass, they return to the house of the devoted, where they will be nourished up to fill their belly (traditionally said “inchiri i panzuddi”) similar to the ritual of the Supper of Saint Joseph. The only exception here is about spaghetti being flavoured with boiled broad beans.

Occasionally, on the third Sunday of April a procession walks on the streets of the quarter. Sometimes the occasion is connected to a period of drought or to a period of intense rainfall; in any case the occasion refers to an event risking to compromise the labour in the fields as well as the harvests. During the procession, the simulacrum of the Saint is carried over to the church of “Santa Maria degli Angeli” (Saint Mary of the Angels); the angels are called “Rifurmati”. Here, there is a Crucifix strongly venerated by the people. After 15 days, the simulacrum is returned to its church.

The elderlies tell that some guy for one of these occasions exclaimed: “sciu u mastru di l’acqua” (“the maintenance technician in charge of water control came out”). It rained right after and in the night the Saint beat the unfortunate folk with a cane.

Occasionally, the Festivity Committee set up “A cena du Santu Patri” (The Supper of the Holy Father) with the help of the entire quarter. The supper is very similar to the one seen in the ritual of Saint Joseph, except for the number of guests. In fact, for the ritual of Saint Francis from Paola 13 are the guests invited to the supper, and they are named “I Tridici Virgineddi” (The 13 Virgins).

 

6 - SANT'ANTONIO DA PADOVA

On June 13th, the believers going to the church to attend Saint Antony’s religious function are given small round loaves with a cross carved onto it. The original of such tradition is unknown; it was forgotten and only resumed around 20 years ago. The simulacrum can occasionally be taken along during the procession. Saint Antony from Padua is prayed to in order to find lost belongings or to make the children fall asleep.

 

7 - PERI DI VOI

At the end of the threshing, the farmers used to thank the animals because they were of great help working the fields during the year. They would make a horseshoe-shaped loaf from the first flour batch called Peri di Voi (Ox Foot). It would be characterized by the so called “giovo” and the feet of the animals. The former element is a sort of shaft to be placed on the neck of the two animals to have them in the correct position to carry out their work with the plow.

 

8 - SAN NICOLO' DA TOLENTINO

Saint Nicklaus from Tolentino was the first beatified from the Order of the Augustinian (from which his cult was introduced) to be proclaimed Saint from Eugene IV on February 5th, 1446.

From one of the Order’s countability books, safeguarded at the State Archives in Trapani, it is read how much money the Augustinian spent in 1779 to prepare the so called “Panelli di San Nicolò da Tolentino”.

On September 9th and 10th these small rounded loaves with a cross carved on them were given to the believers who were to keep them in order to protect themselves from plagues and fires.

 

9 - PANI DI MORTI O MANUZZI

Up until the 1968 earthquake, on November 2nd people from Salemi used to go to the cimitery with arms-crossed-shaped loaves called “Pani di Morti” or “Manuzzi” (i.e. Loaves of the Dead).

 

In seeking a sort of spiritual approval from the loved ones, these loaves were offered to the poor crowding the cemetery’s front yard.

According to the lore, those who offered bread to charity (bread is considered the main meal for survival) allowed their own loved ones to live happily in Heavens. Otherwise, they’d be sad.

 

10 - SAN MARTINO

 In Sicily, Saint Martin is very popular in a negative way. In fact, it is considered the protectors of drunkards (it is common habit to exclaim “CU SI LEVA DI VINU VUCIA SAN MARTINU”, which means “who drinks their day off of wine will be shouting SAN MARTINU”). In Catania, there is a different version of the tale about Saint Martin giving half of his cape to a poor man. In fact, the latter would actually be the Devil, who was able to trick drunk Saint Martin into giving him the halved cape. Moreover, in Misterbianco, Saint Martin is the protector of ‘patient (PACINZIUSI) cuckholds’. Furthermore, each city in the island traditionally uses to prepare a specific dessert. In Salemi, said dessert is called MUSTAZZOLO, that is a mixture of flour, almonds and cooked wine.

 

11- SANTA ELISABETTA D'UNGHERIA

It is told that Saint Elizabeth (queen of Hungary) used to leave very often her mansion to help the poor. The king didn’t agree with her because he considered such deed a dishonour, so he forbid her to keep acting like that. Nonetheless, the queen never stopped her charity work. One day, though, her mother-in-law found her by the stairs with the apron (“A favura”) filled with bread and took her by surprise. She asked Elizabeth what she had in the apron, and the latter replied “flowers”. However, when she was asked to open the apron, only a bundle of flowers was there, hence a miracle occurred. This is the origin of the tradition according to which on November 17th flower-shaped loaves are manufactured and brought to the main church, called Chiesa Madre, to be blessed and offered to the poor.

Today, the picture of Saint Elizabeth is safeguarded by the Capuchin monks in their monastery.

 

12 - CARCOCCIULU

 An artichoke-shaped loaf was made by very poor families who couldn’t afford to buy the more expensive sweet pastries. Mothers used to make these loaves in the attempt to bring some joy to their family.

 

 13 - CANNALICCHI

  These are Christmas pastries made out of shortcrust pastry and dried figs covered in white icing.