PANI RITUALI DELLA

TRADIZIONE SICILIANA

 

ALTARI O TAVOLATE DI SAN GIUSEPPE

Sono una tradizione popolare siciliana. Vengono preparate nelle case dei devoti che per tutta la giornata rimarranno aperte al pubblico. Questa usanza ricorda  lo spirito della carità cristiana nei confronti dei più poveri.

L'usanza vuole che partecipino delle comparse, per rappresentare le figure della Sacra Famiglia. Al centro siedono San Giuseppe, Gesù Bambino e la Madonna  accompagnati occasionalmente anche da  San Gioacchino e Sant'Anna.

Vengono apparecchiate con preziosi merletti, lenzuolini e immagini della Sacra Famiglia. Ciascun visitatore è libero di gustare le prelibatezze messe a disposizione dal proprietario, che prepara  del pane dalle forme particolari. Oltre a questa assoluta prelibatezza, le tavole sono imbandite di primi piatti, come la pasta con le sarde e finocchi ; di salsicce, salami e formaggi; broccoli, cardi e altre verdure fritte; dolci come i cannoli, le cassate,la pignolata, le cassatelle, bocconcini e babà ripieni...e poi frutta e vivande. Inoltre le tavolate sono arricchite con finocchi e lattughe.

 

 

Nella seconda sezione del Museo sono esposti pani provenienti da tutta la Sicilia, in ordine di esposizione troviamo:

 

CHIUSA SCAFANI (PA)

LA CERVA ; il Dio degli Inferi Ade rapì Kore, figlia di Demetra, sulle rive del Lago di Pergusa nei pressi di Enna. Demetra cercò la figlia invano ed infine, accecata dal dolore, distrusse i campi e rese arida la terra. Zeus accorse in suo aiuto, concedendole di incontrare Kore almeno una volta l’anno. In occasione della festa denominata "Megalartia", il pane modellato a forma di cervo, detto "Achainai", veniva offerto in sacrificio a Demetra per lenire il dolore dovuto alla perdita della figlia, e nello stesso tempo per ottenere la protezione della dea sui raccolti. Per questo la CERVA, potrebbe essere la prima forma di PANE RITUALE.

Oggi la Cerva con una simbologia cristiana si trova negli altari di di San Giuseppe di Chiusa Sclafani

La caratteristica di questo pane è l’essere impastato unitamente con il sesamo; con l’impasto si modellano, in maniera artistica, forme di cavallucci, uccelli, piatti colmi di frutta, oggetti sacri, cuccidati. Poco prima di ultimare la cottura è sfornato e spennellato con rosso d’uovo sbattuto con acqua calda.

MAZZARA DEL VALLO (TP)

L’ALBERO DELLA VITA: simboleggia la primavera, la natura che risorge.

L’AGNELLO: simboleggia la Pasqua.

SANTA MARGHERITA BELICE (AG)

OSTENSORIO: simbolo dell’Eucarestia

CUCCIDDATU: è la forma di pane destinata a chi impersona Gesù Bambino

CROCE: simbolo della passione

CAMPOREALE (PA)

CUCCIDDATU: è la forma di pane destinata a chi impersona Gesù Bambino

VASTUNI: è la forma di pane destinata a chi impersona San Giuseppe

CROCE: simbolo della passione

PACECO (TP)

CUCCIDDATU: è la forma di pane destinata a chi impersona Gesù Bambino

VASTUNI: è la forma di pane destinata a chi impersona San Giuseppe

ALCAMO (TP)

L’OSTENSORIO detto U Saramentu simboleggia l’eucarestia

SANTA NINFA (TP)
CUCCIDDATU: è la forma di pane destinata a chi impersona Gesù Bambino

OSTENSORIO simbolo dell’Eucarestia

GIBELLINA (TP)

CUCCIDDATU: è la forma di pane destinata a chi impersona Gesù Bambino

CASTELVETRANO (TP)

VASTUNI: è la forma di pane destinata a chi impersona San Giuseppe

VALGUARNERA CAROPEPE (EN)

A VARVA DI SAN GIUSEPPI: Il protagonista assoluto è il paneche viene preparato dai panificatori locali con farina di grano duro che dopo essere stato lavorato a mano e modellato nelle diverse forme che simboleggiano gli attrezzi del falegname come la sega il martello la scala, ed altre forme come l’ostensorio, gli angeli adoranti l’uva l’asinello, viene poi rifinito con una spennellata di uovo e una pioggia di "paparina" (semi di papavero) e messo in forno. Altre forme di pane di dimensioni minori rispetto a quelle che vengono sistemate sulla tavola sono i Pupiddi diSan Giuseppi  questi vengono distribuiti sia nelle Tavolate dei devoti che in chiesa dove viene allestita la Tavolata principale. Tra ogni forma di pane e in mezzo ai piatti ad ornare saranno le arance, la lattuga, il sedano e i finocchi.

A VARVA simboleggia il patriarca San Giuseppe


SANTA CROCE CAMERINA (RG)

A VARVA DI SAN GIUSEPPI: La celebrazione della festa di San Giuseppe risale al 1832, quando il Barone Guglielmo Vitale, dopo la sua morte, lasciò alla Chiesa Madre la rendita di tre vignali per solennizzare lafesta del Patriarca. In questa occasione si preparavano grandi tavolate, le cosiddette “Cene”, che ancora oggi i fedeli offrono al nostro amato Santo per devozione o grazia ricevuta. 

 Su una coperta variopinta, che fa da cornice alla tavolata, si fissano delle arance amare e dei limoni. Al centro si sistema un piccolo altare sul quale viene posto un quadro raffigurante la Sacra Famiglia, davanti al quale viene acceso una lampada ad olio “a lampa” e ai lati “u lauri” il grano fatto germogliare al buio. La tavola viene imbandita con semplicità: piatti caratteristicicome “baccalà”, “polpette di riso”, “frittate agli asparagi”, “pastizzi” di spinaci e uva passa, vari tipi di biscotti e dolci come “cubaita”, “torrone”, “scaurati”,”cicirieddi”,”mastazzola”, “mustata”, primizie ortaggi e fiori profumati quali “fresia e balicu”. L’elemento principale della tavola è il Pane di San Giuseppe, detto anche “pani pulitu”, di diverse e particolari forme simboliche, lavorato e decorato da mani abili ed esperte, entrato a far parte dei beni immateriali della Regione Sicilia con decreto n.8184 del 4 Novembre 2005. Viene servita ai tre Santi la Tipica Pasta di San Giuseppe: “a principissedda”.

 I simboli della cena

 “I Ucciddati”: l’uguaglianza tra gli uomini;

 “A Spera” : l’ostensorio;

 “U Vastuni fiorito” : la regalità del Santo;

 “A Varva”: il volto del Santo;

 “S. G.” sono le iniziali del Santo.

 L’Acqua: la grazia ricevuta con il battesimo.

 Il Vino: la benedizione di Dio al lavoro degli uomini.

 L’Acqua unita al Vino è segno della nostra unione a Gesù Cristo .

 A Lampa : la fede.

 U’ Lauri (grano) rappresenta il lavoro umano.

 Le Arance amare e i Limoni rappresentano le avversità della vita.

 Le Arance Dolci ci invitano ad avere speranza e fiducia. 

 

RAMACCA (CT)

A VARVA DI SAN GIUSEPPI: Gli altari, sono grandi "Tavolate" imbandite dai devoti per una grazia ricevuta, sulle quali vengono sistemate ad arte, pietanze di tutti i tipi, tra le quali non possono mancare, le frittate, i biscotti , i dolci e le tradizionali forme di pane sacro di varie forme (a cuddura, a forma di anello, il cuore simboleggiante la Sacra Famiglia, la palma dedicata alla Madonna, bastone fiorito di S. Giuseppe, a Varva il volto del Patriarca.

 

POGGIOREALE (TP)

SQUARTUCCIATI: Nei giorni 18 e 19 marzo l'intera popolazione di Poggioreale si mobilita per testimoniare la profonda devozione verso San Giuseppe. Gli Squartucciati” vengono da moltissimi anni realizzati per adornare e abbellire gli "Artari di San Giuseppe". Sono delle foglie di pasta ripiene di fichi triturati. Ben lavorati a mano gli squartucciati assumono diverse forme, tutte legate a simboli della religiosità.

 

PRIZZI (PA)

PANI DI SAN GIUSEPPE: Questa antichissima tradizione apre il ciclo annuale delle ricorrenze religiose prizzesi. Si preparano tavolate che sembrano veri altari adornati di primizie, arance, carciofi, finocchi dolci. Sull'altare l'immagine sacra di S. Giuseppe con i Santi che rappresentano con chiara simbologia la Sacra Famiglia, la Madonna, S. Giuseppe e il Bambino Gesù.

 

MEZZOJUSO (PA)

PANI DI SAN GIUSEPPE: Sono realizzati a stampo tramite una formella e raffigurano la Sacra Famiglia

PANI DI SAN NICOLA Di forma rotonda, del diametro di cm 5 circa, sono eseguiti in modo che risultino più duri di quelli normali. Le donne chiedono in prestito alla chiesa i “bbulla” che sono antichi punzoni di legno con i quali vengono incisi questi panini che, spennellati con l’uovo alla cottura del forno acquistano il colore dell’oro antico. In uno di questi punzoni è rappresentato in greco: IE/XE/NI/KAQ, cioè Gesù Cristo vince; mentre nell’altro è raffigurata l’immagine di San Nicola Benedicente.

 

PALAZZO ADRIANO (PA)

PANI DI SAN GIUSEPPE: La vigilia del giorno di festa molte famiglie “per grazia ricevuta” imbandiscono le tavolate fatte a guisa di altari ricchi di pane lavorato in diverse forme: i “vuciddati” i “pani di cena gli “arnesi dell'artigiano S. Giuseppe” (sega, scala, martello ecc.) e diverse pietanze: cardi, broccoli in pastella, asfodeli, asparagi, finocchi di montagna e dolci caratteristici: pignolate, sfingi, torte. Il padrone di casa serve le vivande della “tavulata” ai Santi cioè a tre persone che rappresentano la Sacra Famiglia. Le varie forme e i vari colori che si mettono sulla tavolata hanno un significato simbolico a sfondo religioso. 
SAN MARTINO: per la festa di "San Martino"le coppie sposate nell'arco dell'ultimo anno ricevono insieme a tanti doni anche La Pitta, una forma di pane circolare recante simboli religiosi, filosofici e politici, che riassumono i valori della famiglia. Questa particolare focaccia è realizzata ancora oggi grazie ad un sigillo conservato da poche famiglie e raffigurante l’aquila bicipite, stemma del comune di Palazzo Adriano, un cuore, due colombe, un ramoscello di ulivo e altri simboli legati al matrimonio.  
PANI DI SAN NICOLA : Il cibo rituale della festa di S. Nicola sono ‘I VIRGINEDDI (tagliarini - pasta fatta in casa), una particolare minestra di verdura che viene promessa al santo in cambio di una grazia e preparata durante uno dei nove mercoledì solenni che precedono il 6 dicembre oppure il giorno stesso della festa. Nove sacerdoti celebrano la messa in onore del santo, alla fine della quale vengono distribuiti a tutte le persone presenti i cosiddetti ‘panuzzi’ che sono a forma di tre palline. La sera del giorno stesso la statua di San Nicola viene portata in processione per le vie del paese.

OCCHI DI SANTA LUCIA: Per la ricorrenza di Santa Lucia il 13 dicembre quasi in tutta la Sicilia è ancora osservata la tradizionale penitenza secondo la quale bisogna astenersi dal mangiare, pane e pasta. per l'occasione infatti si consuma la "cuccìa" una sorta di zuppa di grano bollito condito con vino cotto o crema. Unica eccezione a questa prescrizione sono dei pani votivi detti "uocci o uccialeddi di Santa Lucia", cioè occhi di Santa Lucia, riproducono degli occhi in quanto si crede che la santa protegga la vista, questi pani infatti non vengono solo consumati, ma anche conservati o appesi alla parete a lato del letto con chiaro valore apotropaico. Questo legame della santa con la luce risale al fatto che prima della riforma del calendario gregoriano, avvenuta alla fine del cinquecento, il giorno dedicatole coincideva con il solstizio d’inverno cioè il giorno più corto dell'anno, quindi proprio perché dopo la ricorrenza di Santa Lucia i giorni riprendevano ad allungarsi, la santa fu investita del ruolo di portatrice di luce.

 

CONTESSA ENTELLINA

PANI DI SAN NICOLA: Sono tre piccoli pani tagliati a spicchio col bacolo sopra. Un esemplare di questo pane è stato esposto a Palermo nel 1891-2 alla mostra Etnografica.

POLIZZI GENEROSA (PA)

L’uno, due e tre maggio Festa dal Crocifisso. Lungo l'itinerario della processione vengono allestiti degli altari con al centro una croce di pane alta circa un metro.

INTERLAND DI CATANIA

VASTUNEDDA DI SAN MAURO: Sempre con valore apotropaico e quasi taumaturgico si preparano nel catanese dei pani votivi per San Mauro che viene festeggiato il 15 gennaio i cosiddetti "vastunedda i San Mauro" hanno forma di bastoncini, sono infatti piuttosto sottili e durante la preparazione all'estremità di ognuno di essi viene praticato un taglio e una delle due punte si ricurva leggermente formando così un bastone a stampella, questi pani votivi vengono infatti offerti a San Mauro per propiziare la guarigione dei dolori in genere ma soprattutto di quelli reumatici e artritici . 

BARRAFRANCA (EN)

PANE DI SANT’ALESSANDRO: È preparato per la festa di Sant’Alessandro, il 3 Maggio, patrono del paese

l colore scuro è ottenuto per effetto della spennellatura di uovo sulla superficie, dopo avere sfornato la forma.  

 

MARSALA (TP)

Il “Pane squarato di Marsala” è chiamato così in quanto ottenuto mediante un antico sistema di lavorazione che tradizionalmente si preparavain occasione delle feste, a Natale e Pasqua. La sua caratteristica è che prima di essere infornata, la pagnotta viene rapidamente immersa nell’acqua calda, da qui il termine in siciliano “Squarare”, che indica tale procedimento. Le materie prime impiegate sono la farina di semola di grano duro in percentuale dell’84% e semola di grano duro per il 16%,oltre a semi di anice, da aggiungere all’impasto, lievito, acqua e sale.

 

BUCCHERI (SR)

A ‘NFASCIATEDDA: Nel piccolo paese di Buccheri, a Natale di prepara un pane a forma di una bimba in fasce detta a ‘nFasciatedda. Anni fa era il regalo delle bambine il giorno di Natale

PAESI DELL’AGRIGENTINO

PUPU DI SAN CALOIRU: In quasi tutti i paesi dell’agrigentino in occasione della festa di San Calogero detto San Caloiru vengono distribuite quintali di grosse forme di pane, da mangiare caldo con olio, pepe e formaggio fresco, che riproducono gambe, braccia o altre parti dei corpo guarite per intercessione del santo. La tradizione dei “Pupi di pane” nacque come forma di ringraziamento verso il Santo Patrono per l’abbondanza del raccolto: inizialmente i contadini offrivano simbolicamente del grano per poi, nel corso del tempo, donare ai più bisognosi delle forme di pane raffiguranti varie parti del corpo oggetto di avvenuta guarigione dai mali, sino ad arrivare all'offerta del “pupo“ intero. In diversi stand in cui sono esposte queste forme di pane, le cui dimensioni variano dalle più piccole di circa 50 cm alle più grandi che possono raggiungere anche più di 2 metri. Dopo aver ricevuto la benedizione religiosa, le 2 tonnellate circa di pane vengono distribuite a piccoli pezzi alle migliaia di fedeli, devoti e turisti.

FAVARA (AG)

PANI DA ZITA: Il sabato Santo la Zita la ragazza fidanzata si recava a casa dei suoceri con una forma di pane rotondeggiante dove al centro c’era il viso del Nazareno, perché doveva dimostrare di essere una buona donna di casa in quanto in grado di fare il pane.

UCRIA (ME)

A VASTEDDA: Preparata nel periodo natalizio, dalle dimenzioni più grandi della solita pagnotta e con la caratteristica di essere decorata con nocciole.

A SCALETTA: Prezioso pane che veniva donato ai bambini durante il periodo natalizio. Particolare la lavorazione e la caratteristica forma di scala. Anchessa contornata di nocciole.

CUDDURA: Tipica del periodo pasquale. Era consuetudine intrecciarela pasta di pane con all'interno uova sode.

MINNU: Non è altro che la pasta non lievitata rimasta nel fondo della majdda detto lisu, il quale si raccoglie e si cucina per non buttare proprio niente.

BUSETO PALIZZOLO (TP)

MUFULETTI DI SAN MARTINO: Piccoli pani dal diametro di 5-8 cm, molto morbidi, all'interno semi di finocchietto ed uva passa, per tradizione vengono consumati immersi nel vino cotto.

I PANI DA ZITA: La ragazza fidanzata, a Natale prepara delle forme di pane che li da in segno di augurio alla suocera, ai parenti, al suocero ed al fidanzato. In tutti si intravede una forma di abbraccio per dire vi voglio bene.


PALAZZOLO ACREIDE

CUDDURI DI SAN PAOLO: grosse ciambelle decorate a rilievo sulla superficie con serpenti di pasta e guarnite con un vistoso nastro rosso. Durante la festa dei pani sono offerti al santo e venduti all'asta nella sacrestia. Il devoto che acquista questa cuddura ritiene che in questo pane ci sia qualcosa di misteriosamente soprannaturale e perciò lo distribuisce tra i familiari e gli amici, che ne mangiano un pezzo o lo conservano per devozione. Il richiamo figurativo al rettile allude alla tradizione che assegna al Santo la protezione dal morsi velenosi, infatti San Paolo fu morso da una vipera rimanendone immune. La loro origine è da trovare nel fatto che la festa cade nel momento della mietitura. Le grosse ciambelle di pane affondano le loro radici nell'antica civiltà contadina, degli ex votportati dai devoti per essere protetti. Una tradizione secolare che ancora oggi stupisce per le enormi quantità di pane che viene raccolto e poi venduto.

PALERMO

CHIAVI DI SAN PETRU: Il 29 giugno è la festa dei Santi Pietro e Paolo. Come è noto San Pietro è colui che detiene le chiavi del Paradiso. Da sempre come avviene spesso in Sicilia, ad un evento religioso,  viene associato un dolce tipico che in questo caso consiste in un biscotto che ha appunto la forma di una chiave, e che in questo periodo fa bella mostra in molte pasticcerie di Palermo. 

PANI DI SAN COSMA E DAMIANO: i Santi, dedicati alla devozione di Cosma e Damiano. Miraculusu è stu santu, miraculusu! L’unicu santu ca si mancia, ch’è miraculusu!. E’ la banniata con cui i turrunari invitano all’acquisto di questi dolci, posti in bella vista accanto alle tradizionali cubbaite, petrafennule e ai bummuluna. I Santi sono realizzati con un impasto di pari farina e miele, lavorato e steso in stampi di gesso rivestiti internamente in zolfo e infine cotto ad assumere un colorito dorato. Questi dolci, che riproducono l’esatta iconografia dei Santi Cosma e Damiano, appartengono alla millenaria tradizione dei pani e dei dolci teofagici in forma di santi e divinità, mangiati in occasione di festività accompagnati dal segno della croce e da un’invocazione, per entrare in sintonia con il divino e riceverne protezione.

 

VITA (TP)

 CUCCIDDATI ‘Ncarrozza: Il giorno dell’ Ascenzione,festa della Madonna di Tagliavia con la caratteristica sfilata del "Carro del vino e delle Olive", "La cavalcata", "Il carro dei Burgisi (contadini)" e "La Carrozza del Pane", i caratteristici "cucciddati" che vengono allegramente gettati dal carro ai sottostanti spettatori. Festa religiosa di ringraziamento alla Madonna per il raccolto passato e propiziatoria per quello futuro, ricalca festività pagane.